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Giuseppe Maria del Lauro Aiello

Giuseppe Maria del Lauro Aiello, nacque a Castellammare di Stabia l’11 ottobre 1892 in via I De Turris, da Antonio, di professione sarto e Lucia Cacace casalinga. Fin da ragazzo collaborò al mensile «La Gioventù», bollettino dei sodalizi giovanili cattolici stabiesi. Fu arruolato di leva nella Marina, passando poi nel ruolo dei volontari. Partecipò alla prima guerra mondiale, imbarcato, poi nelle file della brigata “Marina”. Partecipò nel novembre 1918 alla liberazione di Pola e fu destinato all’Ospedale militare marittimo della città redenta come segretario di quella Direzione di Sanità. Arrivato a Pola con le prime navi d’ Italia, rimase commosso dalle calorose manifestazioni con le quali i polesi accolsero i soldati della patria liberatrice, se ne affezionò ancor di più sposando Irma Germanis e per le amicizie procuratesi con la sua variegata attività letteraria e sociale. Si può affermare che Pola fu una seconda città natale che egli amò come la sua Castellammare di Stabia. L’attività letteraria sostanzialmente ebbe due direttrici, volte soprattutto all’esaltazione delle glorie dell’una e dell’altra città. Due città territorialmente lontane, ma ugualmente attaccate al mare e alla Marina per ragioni di vita e di prestigio così come i loro cantieri navali che erano fonte di benessere e prosperità. Entrambe tormentate nei secoli da “razziatori” dai quali seppero liberarsi dopo lotte e cruenti combattimenti, coi barbari e pirati l’una con gli uscocchi e i tedeschi l’altra.
La sua lunga carriera militare lo vide partecipare alla campagna in Africa Orientale nel 1935-36, alla guerra di Spagna nel 1937 sulla nave ospedale «Tevere» che trasportava feriti dall’Etiopia e successivamente dalla Spagna. Oltre Pola prestò servizio a La Spezia, Taranto, infine come destinazione Messina. Partecipò, alla seconda guerra mondiale. Fu insignito dei titoli di Cavaliere ufficiale della corona d’Italia e di Cavaliere dell’Ordine di Vittorio Veneto.
Frequentò inizialmente la Biblioteca Provinciale dell’Istria intraprendendo la sua collaborazione con i quotidiani di Pola scrivendo articoli storici e letterari. Nel 1931 pubblicò «Pola -Monografia storica». Ampia e stimata la sua collaborazione storica e letteraria con riviste e giornali sia stabiesi che istriani. Riviste che accolsero suoi scritti: Echi di Stabia, Risveglio di Stabia, San Carlo, La Riviera, Gazzetta del golfo di Napoli e quotidiani quali Il Roma e Il Mattino. Fu socio corrispondente della Società Istriana di archeologia e storia patria e dell’Associazione Stabiese della Stampa., dedicò alla sua città natale: «Omaggio al Musicista Michele Esposito» 1955, «La città di Stabia e S. Catello suo patrono» 1955, «Castellammare di Stabia e il suo cantiere navale» 1960, «Castellammare di Stabia nella storia, nell’arte e nel costume» 1966, «Castellammare e Sorrento dal VI al IX secolo» seguito dal «Sermone di don Gennaro Rotondo» 1976. Scrisse ancora «L’angelo di Stabia» 1958, azione storica-agiografica in quadri che il 5 giugno del 1964 fu rappresentata nel Cine-teatro «Nazionale», alla presenza di autorità civili, religiose e di un folto pubblico. I cinque quadri del dramma furono abbelliti da adeguati commenti musicali e da canti corali. I bellissimi cori dei «Pescatori» e dei Profughi» furono cantati dai componenti della Schola Cantorum”’ dei Salesiani, quello degli «Angeli» dai giovani del Seminario Diocesano. Il lavoro fu messo in scena dai valenti filodrammatici del CRAL della Navalmeccanica. Per le speciali ricorrenze che si celebravano, la sera del 6 giugno l’Arcivescovo accompagnò la statua di Sant’Antonino che, via mare, giunse al porto di Castellammare, dove era attesa dalle statue di S. Catello e di S. Michele. Si rinnovarono cosi simbolicamente i mistici incontri dei tre santi come tredici secoli or sono sulla cima de Faito.
Visse a lungo a Pola che amò come la sua Castellammare. Di lui tutti apprezzarono la bontà e la generosità. Per i suoi pregi e per le sue virtù ebbe tanti amici. Visse a Castellammare fino agli anni settanta risiedendo al civico 33 di via Santa Maria dell’Orto, gli ultimi dieci anni preferì stabilirsi a Chiusano San Domenico (Av) dalla figlia Lucia, farmacista godendosi i nipoti che tanto amava. Si spense il 28 gennaio 1986. L’articolo completo potete trovarlo alla sezione stabiesi celebri su www.archivioplaitano.it