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L’incoronazione della Vergine di Porto Salvo a Castellammare

Nel 1898, il sacerdote Vincenzo Longobardi scrisse un piccolo opuscolo dal titolo:” In memoria della solenne incoronazione di Maria Ss di Porto Salvo in Castellammare di Stabia il dì 8 agosto 1897”, questo l’incipit: “La cittá di Castellammare di Stabia è la città di Maria. Svolgansi per poco le memorie di questa pervetusta terra, e si resterà appieno convinti come a tutta ragione siasi appellata dal glorioso titolo, sia per l’affetto speciale addimostrato dalla Vergine benedetta per questo sorriso di Cielo, sia per la gratitudine con cui risposero i cittadini nel darle culto.” Davvero singolare la definizione della cittadina stabiese “sorriso di cielo”. Il reverendo scrive poi del giorno dell’incoronazione: “…il giorno 8 agosto 1897 assistemmo alla più bella, più sontuosa e più lieta festa che abbia mai potuto suscitare il sentimento di fede e di devozione”. Descrive poi la chiesa: “… una Chiesa di stile barocco, protetta da un largo cancello ed ornata nel frontespizio da tre statue simboleggianti le tre virtù teologali, la Fede cioè, la Speranza e la Carità. Entrando, si resta ammirati al vedere il bel vaso di Chiesa di forma elittica, ricca di stucchi e di be’ affreschi; ma l’occhio corre subito come per incanto sul maggiore altare, ove s’innalza un trono maestoso. Son quattro colonne di marmo lumachella (marmo di Aurisina formato da una miscela di macchie bianche, grigie e nere a forma di conchiglia di lumaca. La pietra è una varietà di marmo fossile raro [nda]), con basi e capitelli finamente scolpiti, che sostengono un cornicione di marmo bianco, sormontato da due angioli, i quali con una mano poggiano una corona sul monogramma raggiante di Maria e coll’ altra stringono due simboli allusivi all’ immagine, una stella cioè ed un’ancora. Sotto di esso appare di artistica bellezza, incorniciata anche nel marmo, la venerata immagine della Madonna di Porto Salvo. È un dipinto su tavola di antica ed incerta scuola, in cui è effigiata la Vergine benedetta adagiata sulle nubi e sostenuta da una schiera di angeli. Colla destra stringe affettuosamente il Bambino Gesù, il quale, mentre sorridente benedice il popolo, colla sinistra mano posa il mondo in quella della Madre, come per dargliene l’assoluto dominio. Di sopra vi sono due angioletti con le ali spiegate in atto di posare la corona sull’ augusto capo di Lei. A piè del quadro vi è il porto con delle barchette, che valgono a simboleggiare e a meglio spiegarne il titolo”. Il quadro del XVI sec. ritrae, nel basso, la più antica rappresentazione della città.
L’idea dell’incoronazione fu del vescovo Sarnelli nel 1894, anche se fu inviata la formale richiesta al Capitolo Vaticano solo il 2 settembre 1896; due mesi dopo arrivò l’assenso. Si sparse quindi la voce tra i fedeli che per le corone che dovevano ornare i capi della Vergine e del Bambino Gesù si dovevano raccogliere degli oggetti preziosi. Si aprì una gara commovente, furono raccolte una grossa somma di denaro e quasi due chilogrammi in oro e preziosi tanto che si pensò di aggiungere anche due cuori e due cinture. In considerazione della richiesta nello stesso anno furono stampate immaginette sacre (oggi rarissime). Quattro facciate, sulla prima vi è sovrapposta una piccola e inusuale albumina del quadro. All’interno una preghiera ed una canzoncina, questa la prima strofa:
Salve, o Vergine beata,
nel gran mare della vita,
che di tanti mali è ordita,
un tuo sguardo di pietà…
La festa dell’Incoronazione ebbe il suo preludio domenica 30 maggio 1897. La mattina la banda cittadina ne diede l’avviso percorrendo le vie della città. I fedeli accorsero in Chiesa, curiosi di assistere alla nuova funzione, e andavano sempre aumentando. Dietro i cancelli venne predisposta una piccola forgia con dei carboni. Alle 10 giunse Monsignor Sarnelli. I terrazzi, i balconi e i tetti delle case prospicienti la Chiesa, erano gremiti. All’ora stabilita il Cav. Vincenzo Catello, rinomato artista napoletano, accese la piccola fucina, e sui carboni ardenti vi dispose il crogiuolo. Il Vescovo, prima di affidargli gli oggetti d’oro raccolti su d’un vassoio d’argento li benedì.
La solenne incoronazione avvenne l’ 8 agosto 1897. Fin dalle prime luci dell’alba quattro bande musicali girarono in una città gremita anche dalla presenza di numerosi villeggianti e gente del circondario. Affinché tutti i fedeli potessero assistere alla funzione si pensò di farla svolgere in mare. La folla potette quindi assistere dalle banchine di via Bonito e via Duilio. Il quadro fu portato in processione da sedici marinai in costume cinquecentesco e caricato su di una “lancia a vapore”. Quando l’immagine risultò ben ferma e visibile da tutti si completò la funzione. Si fece quindi ritorno in chiesa tra fuochi artificiali ed il suono di campane a festa. Alle 17, dopo i Vespri il quadro ritornò in processione per la città seguita da tutte le Corporazioni religiose. Al rientro, ormai al tramonto, il percorso di via Bonito, che andava da piazza Orologio fino in Chiesa, fu magnificamente illuminato da lampioncini multicolori che disposti ad archi proiettavano un gioco di luci al passaggio della tela.