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Un singolare personaggio stabiese dell’Ottocento

La metà dell’Ottocento vide una notevole comparsa di giornali nei vari Stati della Penisola. Il decennio che precedette l’Unità vide la diffusione in molte città della penisola di giornali umoristici, che spesso costituirono una sorta di antidoto al restringimento delle libertà di stampa seguito ai moti del 1848. A Napoli, fra i giornaletti satirici c’era “Il Palazzo di Cristallo” Esposizione serale fondato nel 1855 aveva la sede in Vico S.Matteo a Toledo, 6, e lo Stabilimento tipografico situato al Vico dei SS. Filippo e Giacomo, 26 . Il primo numero di questa rivista fu stampato il 27 novembre del 1855. L’anno successivo, e questo a partire dal n.155 dell’ 11 giugno, su questo giornale prese vita una nuova rubrica denominata “Da Castellammare a Capri” (schizzi, ritratti, impressioni). Tra l’altro proprio a partire dal mese di giugno era possibile reperire il giornale od abbonarsi anche a Castellammare (oggi via Bonito) presso il Caffè di Europa del sig. Abbolito, un locale alla moda situato sotto l’albergo dell’Antica Stabia, gestito dalla famiglia Gaeta, che veniva così indicato: “dove precisamente la strada sporge a mo’ di loggia sulle acque del mare”. Era questo un luogo di incontro elegante frequentato d’estate soprattutto da villeggianti stranieri. Il giornalista così si presentava con questa nuova rubrica: “Aprirò a caso il mio taccuino in cui ho notato a caso le mie impressioni. Ve lo presenterò nel massimo disordine perché sbalzerò da un punto all’altro, da una cosa all’altra dando libero sfogo alla mia fantasia…”. Il 16 giugno del 1856 scrisse di un personaggio stabiese, all’epoca famoso in città, ma piuttosto “singolare”, il Cionco di Castellammare. A suo dire questo “notabile“ meritava di essere protagonista di un romanzo di Francesco Mastriani, (scrittore, drammaturgo e giornalista napoletano che fin dagli esordi pose molta attenzione alle classi subalterne napoletane) o di far parte della Cieca di Sorrento, opera sempre scritta dal Mastriani, che all’epoca veniva rappresentata al teatro la Fenice. Ecco come lo presentava: all’arrivo a Castellammare questo strano figuro vi osserva da capo a piedi non avendo di cosa argomentare, ma già al secondo incontro aveva acquisito le vostre generalità, professione, domicilio, nazionalità, ecc.. In base poi alla persona era in grado di fissare l’elemosina da chiedergli ogni qualvolta fosse ritornato a Castellammare. Il cionco era in grado di presentare il numero di nobili che erano giunti in città, di dire con esattezza chi partiva, o chi si era diretto a Sorrento, o: “ di una signora tedesca con la figlia che era andata a Monte Coppola, o di un turco salito a Quisisana”. Insomma il cionco della stazione di Castellammare era una sorta di guida turistica fissa che manteneva al corrente di qualsiasi cosa si volesse o non si volesse sapere. La seconda volta che vide il giornalista conosceva benissimo i suoi dati anagrafici ed il luogo dove era diretto. Dopo di che avanzò la sua richiesta/prestazione: Signore io vi abbono, voi mi pagherete 5 grana all’arrivo a Castellammare e cinque alla partenza. Nel compenso erano comprese le notizie sugli arrivi e le partenze ed eventuali pettegolezzi, tanto che, riferiva il cronista, di essere più contento di aver speso quei 10 grana che essersi abbonato al San Carlo. Trascorsa l’estate… alcuni mesi dopo, era il primo di gennaio, il giornalista che abitava a Napoli, sentì bussare alla porta, il servitore insieme al caffè gli portò un bigliettino da visita sul quale era scritto: Il Cionco di Castellammare in persona, riferendo che dopo aver consegnato il biglietto era andato via senza nulla chiedere. Seppe poi che quando era inizio d’anno il cionco si metteva “sulla strada di ferro”, arrivava a Napoli e la girava in lungo e largo per lasciare, a mo’ di promemoria i bigliettini da visita ai suoi abbonati. Ma le stravaganze non finirono qui…quando fu il suo compleanno gli portò in regalo ricotta e le famose gallette di Castellammare. A questo punto gli venne spontaneo aprire il libro contabile e con suo stupore vide che il valore dei regali era superiore alle mance date e che quindi era lui a ricevere “l’elemosina “dal cionco. Poche monete quindi fruttavano ogni anno, oltre le notizie anche ottime ricotte e gallette. Concludeva quindi l’articolo consigliando a tutti gli speculatori di impiegare il proprio denaro con… il cionco della stazione di Castellammare.