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La piedigrotta di Raffaele Viviani

Questo raro giornale del 1914 in cui è ritratto un giovane Viviani, dal titolo peraltro inequivocabile, attesta l’interesse dell’autore per la festa partenopea che culminò con la stesura dell’opera che anni dopo avrebbe messo in scena… In effetti già due anni prima, nel 1912, Viviani aveva composto una sintetica stesura di Piedigrotta per il varietà, nella quale egli da solo simulava i gesti e le voci dei vari personaggi. Ma ritorniamo l’opera Piedigrotta di Raffaele Viviani; si tratta di una sagra popolare in prosa, versi e musica in due atti, in dialetto napoletano, è uno dei testi più belli e complessi del grande drammaturgo stabiese. Fu rappresentata al Teatro Umberto di Napoli il 19 novembre 1919, pubblicata a Napoli nello stesso anno.
Raffaele Viviani fa rivivere in palcoscenico guappi veri e falsi, popolani e prostitute, venditori ambulanti e cantastorie, nelle scene reali della quotidianità, con il suo linguaggio violento e beffardo che doveva servire a rappresentare quel mondo, incredibilmente vero che lui amava profondamente e sul quale voleva attirare l’attenzione e forse, la comprensione. Artista instancabile, inesauribile, Viviani si esprimeva attraverso tutti i mezzi offerti dal teatro e dunque anche attraverso la musica e il canto, canto d’amore, di lavoro o di protesta che gli sgorgava spontaneo, incontenibile, profondamente sentito e sofferto, nelle sue commedie e nei suoi drammi, quando soltanto le parole non gli bastavano ad esprimere l’intensità della passione, della rabbia o del dolore. Poi, alcune canzoni sono volate via dalle commedie dove sono nate, hanno acquistato una loro autonomia e sono state e sono ancora cantate e incise singolarmente. Nel 1925 il Viviani aveva pubblicato con l’editore Gennarelli di Napoli una Piedigrotta canora, contenente una serie di sue composizioni, non perdendo mai occasione di prendere le dovute distanze, o di attaccare apertamente, tutta quella produzione canora di basso livello. Raffaele Viviani, oramai affermato attore e commediografo, a capo di una delle compagnie dialettali più importanti d’Italia, oltre a partecipare come autore e cantante alla Piedigrotta Unificata, organizzó, nell’estate del 1930, lo spettacolo di Piedigrotta Viviani al teatro Eldorado.
Furono tre gli artisti scelti dalla compagnia per l’esecuzione delle dieci canzoni previste dal programma: Tecla Scarano, Dante Maggio e Raffaele Viviani, accompagnati dall’orchestra diretta da Nino Padovani. Molto singolare fu il modo con il quale Viviani scelse di presentare la sua audizione di Piedigrotta: la Compagnia d’arte Viviani debuttò al teatro Eldorado venerdì 1° agosto 1930 per una breve tournée, durante la quale furono rappresentate le sue celebri commedie. Poi martedì 5 agosto, andò in scena la commedia ‘A festa ‘e Piedigrotta, in cui è descritta la celebre festa napoletana. Per l’occasione, Raffaele Viviani aggiunse un terzo atto alla rappresentazione, nel quale sono cantate le nuove dieci canzoni di Piedigrotta. Raffaele Viviani, che firma i testi e le musiche di tutti i brani, interpreta: Eroismo, La crisi teatrale, Nun se pò cchiù jastemmà e ‘O fecaiuolo. Dante Maggio canta: ‘A fenesta ‘e rimpetto, ‘E cose ‘mpruvvisate e ‘O mare ‘e Margellina; Tecla Scarano esegue: Canzonettista, Serenata a furbune e Tarantella sorrentina. Il quotidiano Il Mattino di mercoledì 6 agosto 1930, nell’articolo intitolato “Il successo della Piedigrotta Viviani”, scrive: “… Poi fu la volta delle nuove canzoni di Viviani, che piacquero tutte fino al punto che di qualcuna fu imposto il tris. Ricordiamo: “Tarantella surrentina”; “Canzonettista”; “Serenata a furbone”; “E cose mpruvvisate”; “Fenesta ‘e rimpetto”; “O mare ‘e Mergellina”; “La crisi teatrale”; “Nun se pò cchiù ghiastemmà”; “Eroismo” e “O ficaiuolo”. La interpretazione fu eccellente non solo da parte dello stesso Raffaele Viviani, ma anche di Tecla Scarano e di Dante Maggio. Uno spettacolo insomma magnifico, che soddisfa tutte le esigenze e che terrà certo per molte sere con fortuna il cartello …”. Il Mattino anche il giorno successivo di giovedì 7 agosto 1930, nell’articolo intitolato Il gran successo di Viviani, scrive: “… Dante Maggio con “E cose ‘mpruvvisate”, “Fenesta ‘e rimpetto” ed “‘O mare ‘e Margellina” ha mostrato perfetta dizione ed indovinate modulazioni. Raffaele Viviani ha cantato come lui solo sa cantare “La crisi teatrale”, “Nun se pò cchiù ghiastemmà”, “Eroismo” ed “O ficaiuolo”. Uno spettacolo che migliore non poteva essere e che si è completato con una sfarzosa messa in iscena e con orchestra rinforzata …”. Il successo di queste canzoni rimane circoscritto alle commedie di Viviani nelle quali sono inserite, e solo anni dopo, con la riscoperta del popolare commediografo, vivono di nuova luce. È Nino Taranto che, nel 33 giri del 1981 Canti e voci di Napoli di Viviani, curato e diretto da Roberto De Simone, incide ben 18 brani, tra cui diversi brani della Piedigrotta del 1930.