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L’Acqua della Madonna nella terapia oftalmologica

In una pubblicazione degli anni ’60 il prof. Giuseppe De Gennaro, docente della Clinica Oculistica dell’Università di Napoli trattava di questo tipo di terapia e di ciò che aveva riferito al Convegno Medico Vesuviano il 30 settembre 1962 tenuto a Torre Annunziata. All’epoca l’Acqua della Madonna veniva imbottigliata dalla ditta I.A.M.M. s.p.a. di via Brin a Castellammare di Stabia. Il luminare si occupava tra l’altro dei rapporti tra l’idrologia e l’olftalmologia, studiando appunto le applicazioni in oculistica delle varie acque minerali, in particolare delle acque stabiesi. Indiscutibile l’importanza nella terapia oftalmologica che ha l’idroterapia e ciò era conosciuto già dai tempi dei romani. Ovviamente all’epoca doveva avere un’importanza maggiore considerando anche che gli antibiotici erano sconosciuti.Le acque minerali venivano definite “medicinales” da Plinio Seniore, nella sua Naturalis Historia. Scrivendo appunto delle acque minerali ricordava che nel territorio stabiano scorreva un’acqua acidula e fredda “.. et quae vocatur acidula … haec frigida…in stabiano, quae dimidia vocatur”. Era chiamata “dimidia” perché essa veniva alla luce tra due acque ferrate. Vicino questa sorgente sgorga ancora oggi l’acqua della Madonna, che pur mancando nel ricordo citato, doveva essere presente e conosciuta, tanto che ce ne viene tramandata, per lunga tradizione, la certezza della sua leggerezza, purezza ed incorruttibilità. (sic!) La seconda testimonianza delle acque stabiesi in epoca romana ci viene resa da Lucio Giunio Moderato Columella, contemporaneo di Plinio ed amico di Seneca, il quale parla di “fontibus et Stabia celebres”. Che queste acque venissero usate e portassero un gran giovamento ne fa fede una epigrafe stabiese per il culto alla “Deum Mater”. La grande madre, Cibele, era infatti onorata presso le fonti termali e minerali, a essa ricorrevano ogni sorta di ammalato per essere guarito. Nella vecchia Stabiae romana sulla collina di Varano, in una villa che potremmo definire “”villa-sanatoria” vi era un’ampia schiera di medici. I medici di palazzo “archiatri palatini”, i medici popolari “medici popolares”, i chirurghi “medici vulnerum”, gli oculisti “medici ocularii”, medichesse, poi infermiere per le unzioni e frizioni, i servi e le serve. Proprio a Varano fu ritrovata una iscrizione che tramandava il nome di un medico “degli occhi” : (CN Helvius Cn. F. Iolla medicus ocularis) e di una serva (Helpis, serva a valetudinario). La presenza di un oculista nei famosi “valetudinari” stabiani da la certezza che nella Stabiae antica le sue acque venivano adoperate anche per le malattie degli occhi, confermando che i romani davano giustamente molta importanza all’idroterapia in tutte le sue applicazioni. La parola acqua deriva dal latino aqua, che deriverebbe dalla frase latina “a qua iuvamur” (quella da cui traiamo giovamento). Tale è l’etimologia che venne data dal filologo latino Sesto Pompeo Festo. Anche l’acqua Rossa che si trovava più a monte dell’Acidula aveva tra l’altro proprietà oftalmiche. Nel 1862 il dottor Cataldo Scialpi così la descriveva: ” Dai suoi caratteri, e specialmente dai depositi che forma di perossido di ferro su la sponda del mare dove va a scaricarsi, la è un’acqua acidola-ferruginosa, fredda, trasparente, senza colore e senza odore egualmente che la Ferrata del Magliano e quella del Pozzillo”. Tra i tre tipi di acque menzionate, la Rossa diceva che era la più leggera. A differenza delle altre oltre ad essere utile nelle gastralgie e dispepsie, il suo valore terapeutico era tradizionalmente utile a riordinare il periodo mestruale nelle donne e a promuoverne il mestruo. Da qui la diceria delle stabiesi … ancora oggi qualcuno ricorda che poteva essere usata per abortire… Una proprietà che invece fu testata clinicamente e dava risultati soddisfacenti era che adoperata sugli occhi risolvesse l’oftalmia cronica. Ritornando alla breve trattazione del prof. De Gennaro, questi elencava in quali casi e patologie si poteva trarre giovamento dalla terapia con l’acqua della Madonna (blefariti, eczema palpebrale,orzaioli, ecc). L’applicazione locale di impacchi dell’acqua radioattiva della Madonna, concludeva, è molto utile nelle reazioni locali palpebrali per intolleranza a pomate antibiotiche. Oggi la mescita delle acque Acidula e Madonna è interdetta…