Il Francescanesimo, sin dagli albori ebbe come uno degli obiettivi, l’evangelizzazione del mondo islamico. S. Francesco si recò nel 1219 in Palestina, dopo due tentativi andati a vuoto, presentatosi al sultano Al-Malik al Kamil, cercò di instaurare un contatto singolare, dopo le secolari lotte fra saraceni e cristiani. Cercando almeno da parte cristiana, d’instaurare un dialogo fra le due grandi religioni. Nello stesso periodo inviò come missionari cinque frati nella Spagna occupata dai musulmani, i santi Berardo, Pietro, Accursio, Adiuto, Ottone. Essi presero a predicare nelle moschee e per questo condannati a morte dal sultano. Furono graziati e come tanti altri cristiani della regione, inviati in Marocco ai lavori forzati. I coraggiosi frati continuarono però a predicare il Vangelo; di nuovo imprigionati, furono flagellati e infine decapitati il 16 gennaio 1220. Nell’anno 1311 nacque a Castellammare di Stabia Fra Guglielmo, dobbiamo a padre Anselmo Paribello il ricordo di questo beato in quanto nel 1977 scrisse una pubblicazione dal titolo “Beato Guglielmo da Castellammare. Martire † 1364”. Vi riporta quanto da lui raccolto in anni di ricerche: cronaca, storia, vita e gesta dell’audace frate francescano stabiese. Agli inizi del 1300 a Castellammare già esisteva un Convento francescano (indicativamente ex Seminario piazza Giovanni XXIII) con una comunità religiosa assai numerosa. Avevano formato il Terz’Ordine Francescano, assistevano i moribondi e li seppellivano sotto la propria chiesa. Purtroppo non si ha una chiara identificazione della nascita e del cognome in quanto non è presente alcun registro delle vestizioni religiose e non risulta alcun atto dal quale si possa evincere il suo nome e cognome civile. Le Parrocchie furono istituite molto più tardi e quindi l’indagine è impossibile. La più antica fonte che ci parla di fra Guglielmo è l’autore del Chron. 24 Gen. “Frater Guillelmus de Castromaris Provinciae Terrae Laboris”. All’epoca il Convento di San Francesco di Castellammare, sito vicino al mare faceva parte della Provincia di Terra di Lavoro, governata dal Ministro Provinciale di Napoli dal quale dipendeva la Custodia salernitana costituita da 8 case. La vocazione missionaria di fra Guglielmo seguì l’iter di quasi tutte le vocazioni, maturate dagli eventi e come segni di speciali predilezioni. Fra Guglielmo, in rispetto a quanto riportato in una delle Regola dei Frati Minori : “…Tutti i frati che per divina ispirazione vorranno andare tra i saraceni ed altri fedeli, ne chiedano licenza ai loro Ministri Provinciali…”. Fra Guglielmo, senza rimpianti abbandonò il suo campo di lavoro e si diede anima e corpo all’apostolato missionario nei Luoghi Santi, partendo da Napoli per raggiungere la Terra Santa. Quando arrivò in Palestina essa era incorporata con la Siria ed era sotto la dominazione dei Mamelucchi d’Egitto che professavano la religione di Maometto. Dopo le Crociate i religiosi venivano trattati come spie, nemici. Con molta probabilità a fra Guglielmo fu assegnata la residenza di Gerusalemme, concentrando la sua azione missionaria principalmente su Gaza. Sotto la sua azione costante la roccaforte maomettana iniziò a sgretolarsi. I maomettani ascoltavano con piacere il messaggio del frate ed intere famiglie si convertirono alla religione cattolica. Queste conversioni non andarono di buon grado alle autorità di Gaza che dovevano tutelare fra gli altri interessi anche il patrimonio sacro dei cittadini. Per questa motivazione il Sultano decise di imprigionarlo. I cronisti dell’epoca non sono concordi sul periodo della prigionia che spazia tra i due e i cinque anni. Durante la prigionia il sultano/re di Gaza spesso si confrontò con il frate stabiese, ognuno cercava di convertire l’altro. Fra Guglielmo fu quindi condannato a morte l’8 agosto del 1364: “ …il Tiranno, comandò che fosse segato per mezzo, e poi abbrugiato il suo benedetto Corpo insieme al Breviario…”. L’esecuzione avvenne nella piazza principale di Gaza. Le reliquie dopo essere state ridotte in cenere furono disperse al vento in modo che i cristiani non avrebbero potuto raccogliere i resti mortali per farne oggetto di culto. Il Beato Fra Guglielmo è ricordato l’8 agosto.

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