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La prima Banca Stabiese

Le numerose attività industriali stabiesi dopo l’unificazione della Penisola imposero la presenza di vari istituti di credito come la Banca Nazionale del Regno d’Italia, poi Banca d’Italia, a seguire, il Credito Italiano, la Banca Commerciale Italiana, la Banca Generale della Penisola Sorrentina, la Banca Italiana di Sconto, il Banco Di Napoli, la Banca Stabiese, la Banca di Credito Popolare e la Banca Astarita. La Banca d’Italia ebbe la sua prima collocazione in Via II De Turris, oggi via Raffaele Viviani, nel fabbricato contrassegnato con il civico 24, transitando poi con la sede al Corso Vittorio Emanuele,17 e nel 1931 nell’edificio appositamente costruito di via Ettore Tito (che fu anche sede Comunale), oggi sede della Banca Stabiese. Banca nata nel 1932 per iniziativa del rag. Vincenzo Santoro con la denominazione di Istituto Stabiese di Cambio con sede al Corso Vittorio Emanuele, solo nel 1956 assunse la denominazione di Banca Stabiese. Nel centro antico era invece allocata la prima Banca Stabiese. A fornirci questa notizia è il Corriere di Napoli che riportò in alcuni articoli un fatto di cronaca che interessò questo ente di credito. Il primo articolo riporta la data del 17 maggio 1901. Il giorno antecedente giovedì era stata la festività dell’Ascensione, quindi approfittando della chiusura della Banca per 4 giorni i ladri ebbero tutto il tempo per programmare il furto. Questo quanto riportava il primo articolo “Ieri mattina, come un fulmine a ciel sereno si sparse la voce che un furto ingente era stato commesso alla Banca Stabiese e che per esso tutti gli oggetti d’oro ivi depositati in pegno erano scomparsi. Questa voce mise la costernazione in tanta povera gente che piangendo corse ad accalcarsi dinnanzi agli uffici della Banca ove la notizia, ahimè venne confermata. I ladri approfittando del completo abbandono in cui la banca era stata lasciata, durante la notte erano penetrati praticando un foro in un pavimento che sovrastava una cantina sulla via Nuova.” I ladri barricarono la porta onde evitare sorprese e portarono via pegni, oro, 700 lire in argento, non riuscendo però ad aprire la cassaforte. Sulle prime si pensò che il furto si aggirasse intorno alle trecentomila lire. Sul posto arrivarono il sottoprefetto, il vice-sindaco cav. Gaeta, e altre forze dell’ordine. La Banca fu piantonata dai carabinieri e furono operati diversi arresti. A seguito del furto furono diramate diverse circolari a tutti gli uffici di P.S e alle agenzie di pegno. Due giorni dopo venne redatto un secondo articolo, nel frattempo un fatto inaspettato sollevò alquanto gli animi della povera gente. La mattina del giorno dopo, il venerdì, poco dopo le sei, un operaio del Cantiere, Antonio de Simone insieme alla moglie Carmela di Martino ed al compagno Nicola Vollono, uscendo di casa si erano soffermati in via Gesù a poca distanza dal palazzo della Banca. La donna scorto in un angolo del palazzo un sacchetto e spinta dalla curiosità volle vedere cosa contenesse, constatò che all’interno erano presenti oggetti d’oro e brillanti. I tre comunicarono l’accaduto alla prima guardia di P.S incontrata, tale Alfonso Paragallo che prese in custodia il sacchetto. Il sacchetto conteneva circa venti kg di refurtiva. A seguito delle indagini vennero arrestai il ragioniere della banca V. D.N., il cognato V.C., due fattorini della banca, e l’addetto all’ufficio di custode notturno. Le indagini continuarono tant’è che lo stesso giornale il giorno 22 riportava un altro trafiletto ed informava i lettori che erano stati effettuati dai R.R. Carabinieri altri arresti della “banda del buco stabiese”.

A cura di Giuseppe Plaitano

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